1e7aadf7ab3d52fad2acb67098eae0902a0ed96b

copyright MASSIMO BRUSAPORCI

Pillole magiche

2024-10-19 11:56

Array() no author 82139

mindfulness, meditazione, consapevolezza, pressione-alta, stress, medico, pillole, medicine, salute, ipertensione,

Pillole magiche

Un’esperienza medica mi ha portato a riflettere su come gestire la pressione alta senza dipendere dai farmaci. Rivedendo alimentazione, meditazione e stile di



Qualche tempo fa ho avuto una piccola "avventura" medica. La sostituta del mio medico non mi ha rilasciato il certificato per l'attività sportiva, perché ha trovato la mia pressione troppo alta. La sistolica era elevata e la diastolica border-line. Senza esitazione, mi ha prescritto un farmaco per abbassare subito la pressione, chiedendomi anche di tenere un diario per una settimana. Poi ha iniziato a parlarmi dei rischi della pressione alta, come se fossi già malato.


Era così carina, ma non c'è stato modo di controbattere. Quando ho provato a dire qualcosa, mi ha subito interrotto: “Il corpo è tuo”. Certo, pensavo, ma un po' di dialogo?


Dopo una settimana, torno dalla mia dottoressa ufficiale, quella che mi dà del "lei". Mi accoglie con un: “Buongiorno, allora c’era un problema con la pressione”, chiaramente già informata dalla collega che mi aveva dato del “tu”. Ho cercato di spiegare, ma i numeri sono numeri, e lo sfigmomanometro non mi è stato amico nemmeno questa volta, anche se la pressione era leggermente più bassa rispetto alla prima misurazione. Risultato: non andava ancora bene.


Mi ha dato una terapia ipotensivante e ha ordinato esami, tra cui un ecocolor doppler ai tronchi sopraortici e al cuore. A quel punto mi sono sentito davvero etichettato come malato. E ho iniziato a riflettere: viviamo in una società che vede tutto attraverso numeri e tabelle, specialmente quando si tratta di salute. Ormai, con la pressione o il colesterolo border-line, cadi subito nella rete della prevenzione farmacologica.


Non fraintendermi, non sono contrario ai farmaci. In molti casi sono davvero necessari. Ma per certe condizioni, come l'ipertensione "essenziale", quella di cui non si conoscono le cause, sulla base della mia esperienza diretta e di quella di alcuni miei conoscenti (niente di scientifico chiaramente) mi sembra che la soluzione più immediata, facile e sicura, sia quasi sempre una pillola. Non sarebbe meglio se i medici si concentrassero di più sulle persone, piuttosto che sulle malattie? Certo, ci sono tanti medici in gamba, e la mia dottoressa lo è, ma a volte l'allarmismo è davvero eccessivo. Il mio medico, come tanti altri, segue fedelmente linee guida e protocolli, ma io ho deciso che in prima istanza posso, anzi devo, tentare di gestire la mia salute senza diventare dipendente da un farmaco. 


Quando mi ha misurato di nuovo la pressione, era ancora alta. Questa volta non era la massima a preoccuparla, ma la minima. La mia tendenza a sfiorare i 90 mmHg non lasciava spazio a scelte: dovevo iniziare la terapia con un ACE inibitore.


Quindi, mi sono ritrovato con una ricetta in mano e un farmaco da prendere, ma non ho mai aperto quella confezione. Perché? Perché non mi riconosco in quel paziente che accetta passivamente la pillola senza provare prima a cambiare qualcosa. Non voglio diventare solo una statistica.


Certo, l’ipertensione è pericolosa, l’ho capito, ma ho voluto affrontarla con consapevolezza. Ho rivisto tutto: alimentazione, attività fisica, atteggiamento mentale. Inoltre, dopo un periodo in cui avevo ridotto la mia pratica di meditazione - avevo abbassato la guardia perché sembrava andare tutto bene con l’estate, il sole, il mare - ho deciso di incrementarne l’intensità. Ed è stata proprio questa pratica a contribuire maggiormente nel riportare i miei valori pressori alla normalità. A volte, anche chi pratica la meditazione da molti anni può abbassare la guardia, e quando accade qualcosa, è necessario “fare qualcosa”, magari niente di veramente nuovo, ma con fiducia nella pratica, affidarsi al suo potere naturale di riportare equilibrio.


Ho scelto di prendermi cura di me stesso, di cambiare ciò che posso e solo se necessario di accettare l’aiuto del farmaco. Non è stata una sfida facile, ma ho dimostrato a me stesso che, attraverso un piano concreto, è possibile farcela. Ho semplicemente riportato attenzione (leggi consapevolezza) sulla mia salute e sulla mia vita, dimostrando che, con impegno e determinazione, è possibile gestire le proprie condizioni di salute senza necessariamente dipendere da una pillola. Il parere del medico non va mai ignorato. In questo caso, ho cercato un dialogo, ho tentato di farmi vedere, e alla fine, siamo arrivati a un accordo: niente pillola, controllo regolare della pressione. Il medico si riserva sempre un certo margine di dubbio, ma va bene così. D’altronde non ci conoscevamo. E alla fine mi ha rilasciato il certificato dal quale tutta questa storia è cominciata. Io l’ho ricambiata regalandole una copia del mio libro


Post-scriptum:  ho fatto gli accertamenti che mi sono stati richiesti ed è andato tutto bene, anche il cardiologo ha appoggiato la mia scelta "alternativa" alla pillola, anche perché non l'ha ritenuta indicata nel mio caso. Inoltre, dopo qualche tempo, ho scoperto che il modo in cui misuravo la pressione non era del tutto corretto. A favore di chi leggerà questo articolo, ascoltando le parole di alcuni medici intervistati in una trasmissione radiofonica, ho appreso che la pressione va misurata in uno stato di calma, lontano da sforzi fisici o da fattori stressogeni. Ci si mette calmi e dopo alcuni minuti si misura, possibilmente più volte a distanza di cinque minuti l'una dall'altra. Questo andrebbe fatto due volte al giorno, la mattina e la sera. Così pare, io mi adeguo, misuro e medito.