Non volevo diventare nessuno in particolare. Non che mi interessasse l’anonimato. Farsi notare anche solo per sentirsi dire quanto si è bravi fa piacere a tutti e io non sono mai stato contrario ai complimenti sia quelli fatti sia quelli ricevuti. Ricordo di quando desideravo sapere cosa ci fosse in soffitta e quanto vivace fosse la mia fantasia. Come, per esempio, trasformare l’involucro porta ruota di una lambretta in un paracadute. Al contrario dei più, alla domanda “cosa vorresti diventare da grande”, non avevo nessuna risposta. Non sapevo che dire. Anzi, provavo un certo disagio. E contrariamente da quando decisi di avere anch’io una squadra del cuore, tanto per non esagerare con l’anticonformismo, malgrado non me ne fregasse nulla del calcio, la partita di cosa volessi diventare da grade era troppo complessa per essere liquidata con altrettanta disinvoltura. Ma come si fa a vivere in una società così orientata al successo? Come sempre! Si corre più forte che si può. Più forte degli altri. Ma questo correre ha un prezzo che si chiama salute. La nostra società è sempre stata competitiva. Probabilmente la competizione ha a che fare con l’istinto di sopravvivenza, d’altronde lo slogan latino “mors tua vita mea” risale a prima di Elon Musk. Oggi grazie alle piattaforme dell’esibizionismo la competizione è a dire poco esasperata. Non c’è tregua. E Musk ha dato il suo contributo, anche se X forse è la meno esibizionista fra tutte le altre. Comunque, fatico a seguire la mandria, ma fatico di più a seguire i pastori, di cui non riesco a non scorgere le intenzioni manipolative. E il web, i cosiddetti social, è pieno di pecore travestite da pastori. Come dire, non riesco a stare al gioco, non mi va di abdicare a ciò che sento essere autentico. Curiosare in soffitta è ancora più interessante che diventare qualcuno o qualcosa. Ma questo atteggiamento può essere fonte di fatica se non si impara a gestire le forze centrifughe della vita.

